Anche stamattina l'esimio professore Giostra, ci ha illuminato con le sue dotte spiegazioni sulla dubbia valenza dei giornali di destra che sommati a un inverosimile Il Fatto Quotidiano, danno un'immagine distorta della realtà che invece, coincide perfettamente con quella di questo pseudo giornalist-o, ovviamente allineato con Laura Boldrini e i suoi generi d'avanguardia che vanno da president-a a ministr-a, passando per sindac-a e pedriatr-o.
In questo panorama di sinistra al governo, che va a braccetto con democrazia, quella che non ama perdere e che odia chiunque non sia d'accordo, Donald Trump è un pugno nell'occhio.
Un uomo di successo con parecchie cadute che l'hanno visto comunque capace di rialzarsi, dà fastidio a chi sa che non riuscirebbe. Pertanto la democrazia buona solo se vinco io, sta evidenziando in America come in Italia, che bisogna escludere il popolo dalle decisioni importanti, perché non ha capacità di scegliere quale sia la vita che vorrebbe.
Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale', tuona il fine pensatore Rondolino, da L'Unità. Anche Maria Teresa Meli, Corriere Della Sera, è della stessa idea, come Giorgio Napolitano: depositari del verbo e della ratio, si indignano davanti alla volgare interferenza del popolino, degno di offrirsi perché la nuova nobiltà del XXI secolo possa continuare a gestire ogni vita. Grande sinistra...! Per anni ci ha mortificato e redarguito con la sua falsa moralità, che utilizzava i poveri per accrescere il potere e giungere finalmente, a realizzare il proprio sogno di unica grandezza spirituale e materiale. Stativi buoni. Roy
Ci voleva questo ragazzotto arrogante e pieno di sé, per sdoganare finalmente il vero volto dei sinistri, quelli che tra partigiani e opposizioni ai governi post bellici, si sono sempre erti a unici rappresentanti della democrazia in un mondo di corrotti al quale appartenevano solo gli altri. La sostanza è stata diversa, come per la destra che ai tempi di Giorgio Almirante rappresentava l'ultimo baluardo d'onestà, ma appena ha avuto il potere, ha recuperato appieno il tempo perso, così il Pd, ormai sgretolato sotto i colpi delle Procure, che molto democraticamente grida all'espulsione di chi non la pensi come il capetto toscano...!
Ce lo chiede l'Europa è stato sostituito da chi cazzo è st'Europa, le finanziarie berlusconiane se venivano appena visionate due volte a Bruxelles, facevano gridare allo scandalo, e l'indignazione falsa e becera, si rappresentava con i girotondi e i se non ora quando, di femminista memoria.
Ma quello che più ci rattrista è constatare che gente come Eugenio Scalfari decida di seguire Renzi solo perché questi gli fa dono della sua considerazione quotidiana; proprio come i migliori saltimbanchi parlamentari, Migliore, Romano, Verdini, Alfano..., anche questo signore alla veneranda età di 92 anni, ancora non getta la spugna e resta in attesa di un contentino terreno, invece d'interessarsi ad altre gratificazioni. Crediamo che il fondatore di La Repubblica, sia la sintesi del panorama politico che ci circonda e in particolare nel Pd, il partito che biasima Beppe Grillo che caccia chi non si attiene alle regole del Movimento, che solitamente sono quelle economiche, ma grida fuori, fuori, alla minoranza che non esegue gli ordini del capo..! Alla faccia del liberalismo, i signori raggruppati alla stazione Leopolda, provenienti da tutta Italia, altrimenti mò la riempivano la sala, gridavano a comando, cercando di tradurre il pensiero del duce, che poi li ammansiva fintamente, perché si caricassero sempre più. Meraviglioso...! Ogni mente sana e senza retro pensiero, per esempio, non può non accorgersi di quanto siano pericolose le riforme Boschi-Renzi: una vulgata costituzionale scritta male, incompleta e tendenzialmente autoritaria. Ma che ce ne fotte, dice Junker, dei problemi italiani; ...che ce ne fotte, pensano i plaudenti leopoldini: l'importante è trovare un posto sulla diligenza...!
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Arrivati a questo punto, diventa pleonastico continuare a spiegare le ragioni del NO, che andrebbe benissimo se solo lo proponesse Matteuccio: perché, signori, ci interessa la causa (chi dovrà stilare le liste), non l'effetto, una rogna che si gratteranno i soliti sfigati, a noi, ripetiamo in coro...ma che ce ne strafotte...? Stativi buoni. Roy
Chiunque abbia letto la cosiddetta riforma della Boschi (?), si sarà reso conto delle abnormi regolamentazioni antidemocratiche, con le quali la sinistra ha finalmente, manifestato per intero la sua propensione a uno sfrenato autoritarismo di vecchia matrice Pci. La Camera sarà riempita di gente sfornata dalle liste dettate dal capo partito, che una volta vinte le elezioni anche con il 10% dei suffragi, per l'assurdo premio di maggioranza dettato dall'italicum, governerà sul restante 90% degli italiani...! E i segnali che questo governo sta dando in previsione di una opinabile vittoria del SI, sono inquietanti: il Questore di Firenze impedisce ai fautori del NO di sfilare, senza una ragione, a due giorni dalla manifestazione che potrebbe infastidire Matteo Renzi. La Rai, poi, è casa sua; detta le regole per i dibattiti sul referendum in televisione, impedendo l'accesso al primo partito italiano, il M5S, e concedendolo alla Lega, a Forza Italia e ai politici della prima Repubblica. Siamo messi così, e c'è pure chi ci spiega perché sia giusto votare SI, ripetendo una volgare pappardella mutuata dal capo, quasi per sancire preventivamente, la propria appartenenza anima e corpo a qualsiasi volere e desiderio.
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Referendum:
Cambiare solo per cambiare era una visione negativa combattuta saggiamente proprio da questo centro sinistra, ma pare che ora si stia smarrendo il senso della logica e si trova sempre più evidenza anche negli spot elettorali del premier, che pur di catturare voti pro Sì, accetta anche di riproporre il ponte sullo Stretto di Messina, tanto inviso alla sinistra fino a qualche tempo fa, ma che ora appare come una merce di scambio accettabile, pur di rimanere in sella a tutti i costi e pur di far passare il referendum.
E, guardate, che questo non è un altro discorso, perché è legatissimo alla vicenda referendaria.
Renzi cede sul ponte di Messina e acquisisce i voti referendari della destra;
peccato però che molti a sinistra comincino davvero ad avere sensi di nausea verso questi modi di fare politica che ricordano tanto il ventennio berlusconiano.
Cambiamo tutto per non cambiare nulla?
Ecco la sensazione che noi comuni cittadini cominciamo ad avere;
ecco perché molti cittadini sono propensi a votare No!
Il terremoto del Vulture del 1930, risolto in soli tre mesi.
E' più importante fare o raccontare? Beh, ognuno risponderebbe con il primo verbo se solo utilizzasse qualche sinapsi, invece in questo Paese disastrato e non solo nella materia edile, pare che contino le chiacchiere e i media che le sostengono. La Rai, quell'azienda pubblica che dobbiamo finanziare obtorto collo, ormai un'aggregazione di soldatini al servizio di Matteo Renzi, oltre a trasmettere resoconti e telegiornali addomesticati, si avvale anche di prime linee che portano avanti a spada tratta il pensiero governativo. Abbiamo spesso scritto di un certo giornalisto che si chiama Alberico Giostra, noto amante di presidenta e ministra, approfittatore e utilizzatore della cosa pubblica per interesse privato; quando legge i titoli dei quotidiani nella rassegna stampa denominata Oggi in Edicola a Radio Rai 1, apostrofa (fra le righe) quelli non governativi, quali portatori di menzogne. Infatti la sua rassegna, diversamente da come la si dovrebbe condurre, e glielo dimostrano i colleghi Giulia De Cataldo, Roberto Zampa o Monica Giunchiglia che, alternandosi con Giostra, si limitano, asetticamente, a leggere i titoli senza commento, diventa un editoriale che rilascia pagelle e note di credibilità. Alberico Giostra, infatti, divorato dal sacro fuoco della verità, non può esimersi dal valutare, commentare e spiegare dove sia il giusto, e perché giornalacci (lui li chiama i soliti...che non vedono altro...) come Il Fatto Quotidiano, Libero, Il Manifesto, Il Giornale o Verità, siano assolutamente illeggibili: Il Fatto, seguito a ruota dagli altri, ugualmente insensibili, di stamane, non ha neanche aperto con il terremoto, ignorando il dolore e la disperazione di quei luoghi ...sic...! Va bè, questo signore che ci regala le sue perle mattutine, cercheremo di combatterlo scrivendone, nella speranza che qualche magistrato o l'AGCOM, intervengano a tutelare la corretta competizione sul mercato degli operatori e di difendere i consumi di libertà fondamentali degli utenti, visto che i direttori Rai, evidentemente, invece di fare il proprio lavoro, latitano. E allora, il terremoto dell'altro giorno, tanto caro a Giostra, potremmo dire che ha figliato, tanto per riprendere il termine usato impropriamente da questo giornalisto, altra distruzione di case e monumenti e animali, lasciando con il culo a terra tante aziende e lavoratori, oltretutto senza una casa ove ricoverarsi. Non è lecito ricordare che se avessimo un governo con le palle, a quest'ora i cento paesi, si sono tanti ormai, colpiti dal sisma, avrebbero già almeno le proprie casette in legno, che vorremmo ricordare, se si fossero approntate prima o requisite alle aziende produttrici, sarebbero già potute essere montate. Ma questo è un discorso difficile da capire per chi ama risolvere con le slides o i proclami dei venditori di pentole. Il buon Alberico Giostra, così pronto a difendere l'indifendibile, si sarebbe accorto che se i giornali contrari a Palazzo Chigi, si discostano dalla comunicazione sismica tanto cara a Renzi perché suocera (Europa) intenda, lo fanno in quanto stufi di addomesticare il pubblico distogliendolo dai problemi del quotidiano. Il giochetto è chiaro: i soldi che sono stati sprecati, ricordiamo i cinque miliardi di euro che perdiamo al mese con Renzi, li facciamo entrare dalla finestra, imbrogliando quell'Europa che si becca 15 miliardi (marzo 2010-marzo 2011) nostri, restituendocene si e no sette/otto, e spostiamo ancora la data del voto al referendum che è per il No...! Furbo, no...? Referendum: Mentre nasce il cosiddetto “Senato delle Autonomie e dei Territori”, le autonomie territoriali scompaiono. Nel rapporto Stato-Regioni si prevede la “clausola di supremazia” dello Stato centrale, attivabile dal governo onnipotente… Si ripristina il famigerato “interesse nazionale” che, prima della riforma del 2001, veniva usato discrezionalmente da Roma per vampirizzare le autonomie. Le Regioni ordinarie conteranno molto meno, mentre le 5 a statuto speciale (spesso folli centri di spesa e spreco) saranno più forti di prima. Mentre nasce il cosiddetto “Senato delle Autonomie e dei Territori”, le autonomie territoriali scompaiono. Nel rapporto Stato-Regioni si prevede la “clausola di supremazia” dello Stato centrale, attivabile dal governo onnipotente… Si ripristina il famigerato “interesse nazionale” che, prima della riforma del 2001, veniva usato discrezionalmente da Roma per vampirizzare le autonomie. Le Regioni ordinarie conteranno molto meno, mentre le 5 a statuto speciale (spesso folli centri di spesa e spreco) saranno più forti di prima. La “riforma” non abolisce il bicameralismo: continueremo ad avere una Camera e un Senato che si rimpalleranno le leggi col classico sistema bicamerale… Sono ben 22 le categorie di norme che restano bicamerali, con procedure di approvazione diverse a seconda della materia che trattano. E con i prevedibili ricorsi, conflitti e dubbi interpretativi, visto che moltissime leggi riguardano più materie differenti fra loro… Stativi buoni. Roy
Il metodo di fratturazione per la ricerca del petrolio.
Ormai ogni scusa è buona per non votare; il referendum è favorevole al NO, quindi si dovrà rimandare ancora una volta: causa terremoto...! Ah, e visto che siamo in un'Italia sismica, allora diventa corretto l'Italicum, pietra dello scandalo referendario, che prevede che il cittadino perda la facoltà elettorale a favore dei partiti, tanto non si voterebbe mai più: causa terremoto, alluvione o altro evento catastrofico come i ponti che cadono, le montagne che franano e le voragini che si aprono a Napoli. Ormai, in balia di un personaggio come Matteo Renzi, non riusciamo a meravigliarci più di nulla. La riforma bisogna votarla perché solo lui è riuscito a farla, a prescindere dai contenuti; quell'Equitalia che due anni fa il suo governo ha reso ancora più esosa e vessatoria, oggi è diventata un vampiro a dire di chi l'ha creata così. Aumenterà il debito con l'Europa per fregarsi il denaro che dice destinato alla ricostruzione, ma si sa come è andato a finire lo scorso terremoto; embè, le scosse telluriche che si stanno avvicendando da un pò di tempo, guarda caso sono avvenute proprio di fronte alle piattaforme dell'adriatico nel ravennate, per la ricerca di petrolio. Oggi il metodo della fratturazione (fracking) va per la maggiore, anche se è molto probabile l'effetto collaterale sismico proprio per variazioni rocciose che questa nuova tecnica causa, investendo le faglie che poi ricollocandosi creano le scosse che conosciamo. Comunque, intanto, in Italia si fanno le riforme ma non si mettono in sicurezza gli edifici; in Italia, ancora, abbiamo il problema sismico ma non c'è un organizzazione di pronto intervento che allochi immediatamente le casette in legno e tutto quanto serva durante le emergenze, mentre Renzi gira il Paese a nostre spese, per la sua campagna elettorale...! Intanto c'è un nuovo sgravio del governo alle fondazioni bancarie, mentre si cerca il denaro per la ricostruzione. Noi crediamo di vivere in un incubo, dove gli idioti comandano e i savi subiscono: non c'è speranza finché questo signore con i denti alla coniglietto, continuerà a dettare legge in un parlamento di venduti che però lui gradisce molto, visto che gli mantengono in vita il governo, nonostante asserisca di non apprezzarli.
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Il referendum del 4 dicembre...si spera...! Alla Camera ogni capolista bloccato potrà candidarsi in 10 circoscrizioni come specchietto per le allodole, ben sapendo che verrà eletto automaticamente in tutte e 10 senza prendere un voto… Poi sceglierà una circoscrizione per sé e ingannerà gli elettori delle altre 9, dove al suo posto uscirà il candidato più votato della lista. Così sarà lui, col gioco delle rinunce, a decidere chi far eleggere e chi sacrificare, a seconda del livello di fedeltà al capo partito. Il premier avrà uno strapotere incontrastato e incontrastabile: come “capo” del primo partito, sarà di fatto eletto dal popolo (all’insaputa del popolo). E diventerà il padrone assoluto del governo e del Parlamento. Potrà scegliersi il presidente della Repubblica, ma anche i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità “indipendenti”, l’amministratore delegato e il Cda della Rai. E cambiare la Costituzione a suo piacimento ogni volta che vorrà. Un premierato assoluto… Nel nuovo Parlamento, il premier non si ritroverà di fronte alcun contropotere. Nessun controllo “esterno”: il Senato è ridotto a una larva e non può certo controbilanciare la Camera asservita al capo del governo. E nessun controllo “interno”: i diritti delle minoranze parlamentari non sono codificati esplicitamente… La “riforma” regala l’immunità parlamentare a 100 fra sindaci (21), consiglieri regionali (74) e rappresentanti del Quirinale (5) che, non essendo stati eletti per fare i senatori o non essendo proprio stati eletti tout court, non hanno diritto a un simile privilegio… Il che fa prevedere che si candideranno a Palazzo Madama i primi cittadini e i consiglieri con la coscienza sporca oppure già inquisiti che rischiano arresti, intercettazioni e perquisizioni e aspirano allo scudo per mettersi al riparo. Stativi buoni. Roy
Purtroppo per Renzi, ieri sera a La 7, non c'era uno dei soliti mediatori pronti a fare da scendiletto: Enrico Mentana ha dato ampio spazio ai contendenti, e Ciriaco De Mita, dopo aver sfoggiato la sua dialettica politica, intrisa di giuste riflessioni e parallelismi storici, ha ammansito il bulletto con qualche considerazione sulla sua arrogante sete dispotica. Beh, certo lo scontro era inevitabile tra il signore di Nusco e il ragazzotto toscano: entrambi pieni di sè, ma se l'uno lo è a ragion veduta, l'altro solo perché investito di un ruolo non suo...! La descrittiva e sapiente valutazione sulle riforme del presidente De Mita, ha infastidito non poco Renzi che si è buttato anima e corpo in una disamina personalistica del personaggio irpino, accusandolo di eterno protagonismo politico mentre lui, che tra le righe s'immaginava padrone della verità, smetterà presto con la politica essendo interessato a ben altre cose. A parte l'evidenza dell'ennesima bugia di uno che non ha fatto altro fino a oggi, e che non vuole assolutamente mollare il ruolo che va difendendo in Italia a nostre spese, con i suoi campeggi per il si, ma che centrano valutazioni su scelte di vita con il fallimento di riforme che secondo lui sono il meglio, solo perché sono state approntate?
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E' questa la domanda che poneva De Mita alla quale non ha saputo rispondere, se non con la solita filastrocca imparata a memoria. La serata si è protratta fino a tarda ora su questi punti: il sindaco di Nusco spiegava il significato della parola Costituzione, e contestava norme scritte male, premonitrici di una deriva autoritaria, derivante da una Camera formata da una maggioranza di nominati dal capo del governo a cui devono tutto, mentre Matteo Renzi si attardava nella sua propaganda suggestiva atta a demolire i costrutti politici del suo antagonista. La riforma aumenterà lo spostamento
dell’asse istituzionale a favore
dell’Esecutivo. La Camera a cui spetterà
dare la fiducia al Governo (la Camera
dei deputati) sarà priva di legittimazione
popolare, perché eletta con una legge
elettorale il cui unico scopo è quello di
assicurare comunque una maggioranza
artificiale. Ballottaggio, premio di
maggioranza alla singola lista, soglie
d’accesso e voto bloccato sui capilista, consegnano la Camera nelle mani di un
leader vincente anche con pochi voti,
secondo il modello dell’uomo solo al
comando.
Il voto diverrà un plebiscito per
il “capo”, che potrà scegliere e disporre
liberamente dei parlamentari, interessati
a seguire il leader che garantirà loro
la rielezione più che a farsi interpreti
della volontà popolare. Un incentivo al
trasformismo che negli ultimi due anni e
mezzo ha già coinvolto 246 parlamentari.
Le statistiche ci dicono che: su 10 atti che diventano legge,
8 sono di iniziativa del Governo
e solo 2 del Parlamento; le leggi di iniziativa parlamentare
necessitano del triplo del tempo
rispetto ai provvedimenti di iniziativa
governativa: 233 giorni contro
109 nell’attuale legislatura
– le iniziative del Governo hanno
una percentuale di successo molto più alta rispetto a quelle dei
parlamentari: 32% rispetto a 0,87%; lo spazio del Parlamento nella
produzione legislativa è reso ancor
più misero dal ricorso al voto di fiducia
da parte del Governo: con Letta nel
27,78% dei casi, con Renzi nel 31,01%; le leggi più importanti sono di
iniziativa governativa: provvedimenti
economici, riforme, modifiche
costituzionali, politica estera. Stativi buoni. Roy
Stasera, il sindaco di Nusco si ripeterà a La7, in un confronto all'arma bianca con il meraviglioso ignorante di Palazzo Chigi. Il vecchio Presidente del Consiglio e il nuovo: il primo scelto da un Parlamento costituzionale di gente che sapeva fare politica, il secondo messo là da re Giorgio, con l'avallo di un consesso incostituzionale di cambia casacca. Beh, a nostro avviso la competizione è impari; il buffoncello toscano, oltretutto poco attento alla Cosa Pubblica, si è abituato a vincere facile come la famosa pubblicità, con conduttori asserviti che gli hanno sempre fatto da spalla. L'ultimo scontro fatale, Matteo Renzi l'ha sostenuto con Marco Travaglio nella trasmissione di Lilli Gruber.
Quando il direttore de Il Fatto Quotidiano provava ad azzannare le spiegazioni molto approssimate di Renzi, la dolce Lilli, ricordiamo appartenente come Napolitano, al Club Bilderberg, intestatario del nuovo ordine mondiale, interveniva furiosamente, bloccandolo. Insomma Marco Travaglio ha potuto esprimersi pochissimo, così come è capitato qualche settimana fa a De Mita da Mirta Merlino, che molto sconvenientemente, non ha saputo calcolare i tempi, chiudendo la trasmissione senza che i due ospiti, il ministro Orlando era l'altro, potessero dibattere.
L'Aria Che Tira ha avuto una battuta d'arresto che avrebbe potuto evitare, se la conduttrice non fosse stata tanto leggera. Stasera quindi, non sappiamo se per rimediare o perché Mentana ha fiutato il colpo gobbo, avremo il verdetto: il Ciriaco nazionale torna alla carica per far fare una figura barbina al fantastico con i denti da coniglio.
La cosa andrà così, e la sorridente Alessia Morani che nello scorso luglio, ne ha fatto le spese (video), confermerà: Renzi partirà come un razzo fidando nella velocità e nella sua abitudine televisiva, sparando le solite cazzate figlie di una abbondante disinformazione. Si scontrerà con il metodo sinallagmatico di De Mita, che non ricevendo il ricambio di prestazione da parte del suo antagonista, lo finirà lentamente a colpi di una conoscenza politica troppo distante dall'improvvisato sbruffone.
Referendum:
Le statistiche ci dicono che: su 10 atti che diventano legge,
8 sono di iniziativa del Governo
e solo 2 del Parlamento;
le leggi di iniziativa parlamentare
necessitano del triplo del tempo
rispetto ai provvedimenti di iniziativa
governativa: 233 giorni contro
109 nell’attuale legislatura
–
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le iniziative del Governo hanno
una percentuale di successo molto più alta rispetto a quelle dei
parlamentari: 32% rispetto a 0,87%;
lo spazio del Parlamento nella
produzione legislativa è reso ancor
più misero dal ricorso al voto di fiducia
da parte del Governo:
con Letta nel
27,78% dei casi,
con Renzi nel 31,01%;
le leggi più importanti sono di
iniziativa governativa: provvedimenti
economici, riforme, modifiche
costituzionali, politica estera.
La riforma aumenterà lo spostamento
dell’asse istituzionale a favore
dell’Esecutivo.
La Camera a cui spetterà
dare la fiducia al Governo (la Camera
dei deputati) sarà priva di legittimazione
popolare, perché eletta con una legge
elettorale il cui unico scopo è quello di
assicurare comunque una maggioranza
artificiale.
Ballottaggio, premio di
maggioranza alla singola lista, soglie
d’accesso e voto bloccato sui capilista, consegnano la Camera nelle mani di un
leader vincente anche con pochi voti,
secondo il modello dell’uomo solo al
comando.
Il voto diverrà un plebiscito per
il “capo”, che potrà scegliere e disporre
liberamente dei parlamentari, interessati
a seguire il leader che garantirà loro
la rielezione più che a farsi interpreti
della volontà popolare.
Un incentivo al
trasformismo che negli ultimi due anni e
mezzo ha già coinvolto 246 parlamentari.