lunedì 17 agosto 2015

Ogni giorno ci scaricano naufraghi sulla costa e noi...niente...

Ogni giorno morti e sopravvissuti, qualche milione di persone si è riversato sulle nostre coste, qualche altro è pronto ad arrivarci, e così fino alla fine, quando l’Italia diventerà la continuazione dell’Africa, e gli italiani dovranno emigrare per essere scacciati dalle altre nazioni.

Sembra una battuta, ma non lo è, prendere sotto gamba gli eventi è il nostro sport preferito, noi siamo bravi a sottovalutare i problemi, perché non li sappiamo risolvere e se tentiamo di farlo, sbagliamo platealmente.

Non credo che devo essere io a dare suggerimenti risolutivi a questi grandi buffoni che guidano (?) il Paese: prendono fior di stipendi e prebende, per denunciare i fatti…!

Alfano, come la Caritas, conta i problemi, mai che prendesse una decisione per risolverli (dare da mangiare a chi chiede dignità, è troppo facile, specialmente se questo fa guadagnare fior di quattrini in contributi a fondo perduto e senza doveli mai rendicontare).

Gli altri Stati europei devono intervenire, tutti devono fare la propria parte, l’Europa deve farsene carico…!

Fantastico, ma mentre i medici studiano, il malato muore, dice il proverbio: andare, per esempio sulle coste libiche, innalzare tabelloni esplicativi della truffa dei barconi, spiegare quanto  troveranno, se ci arriveranno, in Europa e difendere, sempre sul territorio africano, i profughi.

Costruire infrastrutture impiegando essi stessi, mentre si realizzano dei villaggi prefabbricati,  organizzando rifornimenti periodici d’ogni genere, costerebbe meno in vite umane ed economicamente.

Intanto si rischierebbe meno con l’Isis, ed altri Paesi potrebbero incominciare a condividere il progetto ed anche a migliorarlo.

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Un’idea balzana, certo, piena di buchi, vero, ma sarebbe, finalmente, una scossa all’idiota immobilismo di questo governucolo di ragazzini, e forse darebbe un segnale all’estero, di come gli italiani abbiano smesso di occuparsi di pizze e mandolini…!

Stativi buoni.


Roy

venerdì 14 agosto 2015

Possiamo liberarci, una buona volta, del giovane Renzi...?

Sinistra, destra, centro, non significa assolutamente nulla: conta solo l’idea, l’ideale è battuto perché resta solo un legame irreale con condizioni non più contingenti.

Se si dovessero ripresentare, invece, nulla quaestio, senza remore o dogmi intransigenti: osservare, valutare, agire…!

Jeremy Bernard Corbyn, il laburista inglese, si è guardato intorno, ha metabolizzato e realizzato: non si vive d’austerità, la monarchia è obsoleta ed oltretutto spesso immorale per i comportamenti e gli sprechi ingiustificati.

Il salario minimo, o il reddito di cittadinanza, è la risposta alla domanda che alcuni idioti come il nostro primo ministro ignorano, dimostrando oltretutto di non conoscere gli articoli della Costituzione, tirata in ballo ad orologeria, da questo Pd da operetta, a proprio uso e consumo.

Art. 38 della Costituzione Italiana:

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

E’ uno dei primi articoli, per la sua pregnanza: in uno Stato in cui governano banche e finanza, è difficile far pagare quelli che hanno i soldi.


Infatti, non solo evadono, ma pretendono che i servizi si debbano garantire con le tasse dei meno abbienti.
 
Sembrerebbe una favola, ma è così.

Si tende ad uniformarsi ai miliardari americani che pagano pochissimo, o quelli francesi che per contribuire fattivamente alle esigenze del Paese, quando sentono, in pochi casi, la coscienza che fa i capricci, devono acquistare pagine dei quotidiani per chiedere di farlo…!

Tassare rendite e patrimoni, da noi è una bestemmia, come parlare di blocco dell’immigrazione alle coperative “umanitarie” del Vaticano: è il loro lavoro, prendono contributi che spendono in minima parte, non fanno rendiconti, si avvalgono di ragazzi volontari che non pagano, e se pure, pochissimo, passano per inconfutabili salvatori d’anime e di corpi, mentre si fanno la propria rendita alle spalle di poveri stupidi che ci credono…!

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Il Segretario di Stato Vaticano, mons. Parolin, s’è incazzato, non poco, per l’acredine dimostrata da Nunzio Galantino, altro Segretario, ma della Conferenza Episcopale: come il bambino scippato del suo giocattolo preferito, “Nunzio” nostro,  s’è scagliato come una furia per difendere “il portafogli”…!

Fortunatamente…, abbiamo un governo “importante” che risponde immediatamente ai problemi con le stronzate (il Parlamento non è il passacarte…, un abbraccio ai gufi…, faremo da soli…, abbiamo salvato l’Italia…): alla Festa dell’Unità invece di parlare dei problemi che gli italiani soffrono quotidianamente, si è soffermato sul… Senato…!


Un bambino che recita il “personaggio”: uhè, sveglia, siamo con l’acqua alla gola, il Pil è aumentato dello…0.2(?), in Grecia dello 0.8(!), la gente muore d’inedia e disperazione, le aziende soffrono, il Job Act (?), cioè la legge sul lavoro, ha drogato le assunzioni, mere riconversioni, che godono di un’agevolazione fiscale e dell’abolizione dell’art. 18.

Praticamente, Renzi ha reso  precario chiunque: finito il privilegio, finito il lavoro indeterminato.

Stativi buoni.

Roy

mercoledì 12 agosto 2015

Il Vaticano che ruba, non è migliore del nostro Parlamento...


Il Vaticano non consente che esistano clandestini sul suo territorio e nell’inchiesta di mafia capitale il duo Buzzi – coop cattoliche, la fa da padrone nello sfruttamento del capitolo immigrazione.

Solo nel 2012, Domus Caritatis ha incassato sei milioni di euro dal Campidoglio.

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Il monopolio del solito Cardinal Ruini in associazione con le coperative di Buzzi, fa incazzare gli altri enti religiosi che lucrano poco   per i Cardinali Vallini e Ruini, "padroni dei giochi": Gesuiti e Caritas si vedono esclusi dal giochetto del furbo Vallini che impone la creazione di nuove coperative per far girare gli immigrati.


La lotta, insomma, rispondendo al Galantino furioso, stava tutta nel giro enorme di denaro (altro che carità evangelica) che aveva per i soliti canali e solo quelli.

Caritas, Gesuiti ed altri “enti assistenziali” sono incazzati neri perché si vedono scippati gli introiti, che non hanno nulla a che vedere con l’accoglienza.

L'ossequio servile di Marino
La volgarità di questi lestofanti bardati di rosso, supera di gran lunga la delinquenza organizzata sotto inchiesta, e il livore improvviso e violento di un cardinale, Nunzio Galantino, che s’intromette senza averne donde, nella politica italiana, è l’amorale risposta di chi difende il proprio orto, alla faccia del buonismo.

Stativi buoni.

Roy



martedì 11 agosto 2015

Il Vaticano predica bene...

 Mons. Nunzio Galantino
Il Papa, i Cardinali, i Vescovi, tutti bruciano del sacro fuoco dell’accoglienza e del rispetto del fratello, come Cristo ci ha insegnato.

Sono d’accordo, ma la regola dell’armiamoci e andate, non mi convince: l’intervento, poi, di Mons. Galantino, potrebbe essere girato al Vaticano, che non mi pare s’impegni allo stremo in accoglienza.

Il problema dei profughi, che poi non è detto lo siano tutti, non può essere risolto sic et simpliciter: un miliardo e passa di africani non lo possiamo accogliere, faremmo la fine dei conigli espulsi dalla tana dai topi.


Questi signori non hanno l’umiltà dei nostri padri emigranti.

Quando arrivavano in America o in Germania, si facevano piccoli piccoli, e se non trovavano un lavoro erano immediatamente espulsi, e cosa importante, nessuno gli forniva
alloggio, vestiario, soldi e cellulare…!

Oggi siamo ai paradossi, dopo che ci siamo svenati per salvarli, trattarli come non si fa con gli italiani (!), ci sbattono in faccia i piatti che non trovano il loro gusto, si lamentano dei soldi troppo pochi dal loro punto di vista, stuprano le donne e picchiano le Forze dell’Ordine.

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Galantino accusa Matteo Salvini, però non impone ai parroci ed ai Vescovi sul territorio nazionale, che godono di residenze estremamente estese, di rispettare i dettami evangelici: troppi parroci predicano bene e razzolano male, viaggiano in Audi o Mercedes, spendono e spandono alla grande, si fittano i beni della Chiesa e lucrano con qualsiasi servizio dovuto, ma sempre ben remunerato.

Di accoglienza ne ho vista ben poca, di neri nelle Chiese che servono ed aiutano neanche, e tantomeno troviamo poveri che  beneficino dei beni che la Chiesa ha avuto in dono.

Forse Papa Francesco dovrebbe parlare con la base, evitando i “graduati”, che come abbiamo ampiamente sperimentato, per la maggior parte sono la quintessenza dell’arrivismo sfrenato, altro che accoglienza…

Stativi buoni.

Roy



mercoledì 5 agosto 2015

Chissà se un giorno avremo la rivolta degli schiavi...

Un popolo che subisce l’abominio di un bulletto di provincia che usa lo Stato come se fosse casa sua, merita la sua pena.

Riforme idiote e peggiorative, fanno gruppo con le nomine scriteriate nei posti di rilievo delle Istituzioni, già sature di personaggi che le hanno rese fragili e inconcludenti.

Anche la Rai, ormai al lumicino, con trasmissioni ebeti e sperpero di denaro, non riesce più a confrontarsi con gli altri concorrenti di mercato: Sky c’ha privato degli sport motoristici e di quelli  tradizionalmente più seguiti.


E questo signorino che fa?...Apre il libro dei sogni e ci spiega “Le mille e una notte” a rate: ogni tanto se ne inventa una, tra futuro e rivoluzione economica simil Mao Tse-tung…

Con spregio del buon gusto e spudoratezza, occupa il Cda Rai con amici ed amichetti, che nulla potranno dare al risanamento e rilancio dell’azienda.

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Ormai siamo ridotti ad anonimi spettatori dell’incendio d’Italia del novello Nerone toscano: tra abbraccio ai gufi e spernacchiamenti vari, questo ci sbertuccia senza ritegno, sicuro che la Storia sia sua, e gli altri...non sono niente…!

Stativi buoni.


Roy

lunedì 3 agosto 2015

L'Italia che sarà...

La vestale di Renzi, il ministro Boschi, quando l'intervistano, parla per "copia incolla" secondo un protocollo già pronto, per rispondere a qualsiasi domanda ovvia sul governo.

Il vocabolario dei renzini stretti di Matteo, è uguale a quello dei calciatori, senza differenze: intervistare Orfini, Faraone o Pina Picierno, è lo stesso.

Si incomincia con i posti di lavoro che sono aumentati, bugia, si ribadisce che sono state fatte riforme come mai è accaduto, meno male, si continua ad elogiare il governo che decadrà nel 2018, sfera di cristallo...!

Ora hanno individuato il nemico, quello necessario per terrorizzare: Berlusconi con i comunisti, i renziani con Grillo e Salvini.

Se non voterete il Pd, bela la Boschi, finiremo nelle mani del M5S e della Lega...!

Come se avesse parlato di Hitler e Noriega.

Purtroppo per il presidentissimo di tutto, anche gli italiani, notoriamente portatori di anello al naso, hanno capito di che pasta sia l'ultimo regalo di Giorgio Napolitano, ed i sondaggisti che paghiamo per Renzi, gli hanno comunicato che se non si tornerà presto alle elezioni, almeno nei prossimi mesi del 2016, il suo consenso scenderà a livelli di non ritorno.


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E allora, cara Maria Elena, a voglia di ripetere il compitino, il tuo tempo sta finendo, e speriamo che il futuro ci permetterà di uscire da quest'incubo che ha spento i nostri sogni.

Stativi buoni.

Roy

venerdì 31 luglio 2015

...Italia, terra di servi...

"Corriere della Sera, mercoledì 25 marzo 2015
Provincialismo. Scelte discutibili: il concorso per amministratore delegato dell'Auditorium di Roma che prevede "conoscenza di base" dell'italiano, il logo per la capitale "Rome&you" e anche il sito "VeryBello!".

Dovendo scegliere il nuovo amministratore delegato dell’Auditorium di Roma, il sindaco Ignazio Marino ha fornito una prova ulteriore della vacua anglomania che si è impadronita del nostro ceto dirigente, politici in prima fila. Data l’importanza dell’incarico (e di riflesso della retribuzione: 200 mila euro), nulla da obiettare sul fatto che si allarghi la ricerca oltre i confini nazionali, provvedendo a pubblicizzare il bando con un’inserzione sul Financial Times.

Lascia invece esterrefatti che tra i requisiti di ammissione, come ha notato Paolo Fallai sulle pagine romane del Corriere, vi sia – testuale – «possedere un’ottima conoscenza della lingua inglese e una conoscenza dell’italiano». Per la precisione, andando avanti nella lettura, si scopre che, per dirigere una delle più importanti istituzioni culturali della Capitale (e del Paese), basta avere una semplice conoscenza «di base» dell’italiano.
Siamo alle solite insomma. Per sembrare evoluti e moderni, non ci limitiamo a chiedere come è ovvio la conoscenza dell’inglese, ma che questa sia – a Roma! – nettamente superiore alla conoscenza dell’italiano. Dietro la apparente anglofilia fa capolino quel diffuso e ridicolo provincialismo che caratterizza tanti altri episodi del genere. Dalla scelta del nuovo logo della Capitale, Rome&you, all’intitolazione del sito per gli eventi legati all’Expo lanciato dal ministro Dario Franceschini: VeryBello! È un uso dell’inglese letteralmente insensato, giacché i turisti vengono da noi perché l’Italia è l’Italia, e non per certe provinciali mascherature english.
Dovremmo semmai fare in modo che, nelle nostre città d’arte, coloro che hanno a che fare con i turisti conoscano almeno un inglese di base. Ma su questo è ancora notte fonda, soprattutto a Roma. Qui può perfino accadere che una turista, avendo subìto un furto, vada in un centralissimo commissariato per la denuncia e si trovi di fronte dei poliziotti che, non capendo una parola del suo inglese, le dicano perentoriamente: «Lei è a Roma e deve parlare in italiano». Davvero uno strano modo, non c’è che dire, di favorire il turismo.
Nella speranza che il sindaco Marino riesca ad affrontare efficacemente il problema dell’inglese (non) parlato ai piani bassi, diciamo così, della Capitale, torniamo un momento a quello che giustamente richiede sia parlato ai piani alti dell’Auditorium ma – ecco il punto – a scapito dell’italiano. Torniamoci perché c’è qualche altra cosa nel bando che non convince.
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All’aspirante amministratore delegato si chiedono requisiti pertinenti, tipo l’esperienza decennale nel management di istituzioni culturali, e altri del tutto vaghi od ovvi, dalla moralità necessaria a svolgere le proprie funzioni fino alla «intelligenza emotiva». Ma a suscitare perplessità è soprattutto ciò che si legge a proposito del colloquio che dovranno sostenere i candidati che abbiano superato la preselezione e tra i quali saranno individuati i cinque della rosa finale (sarà poi il sindaco a scegliere uno di loro): «I madrelingua inglesi saranno tenuti a dimostrare la conoscenza base della lingua italiana».
Si noti che non è invece previsto alcunché di analogo per i madrelingua tedeschi, francesi, giapponesi e via elencando, che pure è del tutto lecito aspettarsi facciano domanda. Tanto valeva, allora, scrivere nel bando che il prossimo amministratore delegato dell’Auditorium dovrà essere anglofono, no?
Giovanni Belarde